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Fabiana Fogagnolo: Atletheia

Tutto è in costante mutamento: l’aria che ci circonda non è mai la stessa, le cellule del nostro corpo lavorano incessantemente, la terra ruota sul proprio asse a velocità impressionanti. Fenomeni di cui non ci rendiamo conto: accadono, e noi ne facciamo inevitabilmente parte. Nel frattempo, immerse in questo flusso invisibile, le nostre vite vengono plasmate da nuove esperienze, da nuove idee, da nuovi libri che alterano radicalmente la nostra visione del mondo. E così, la vita, così come le cellule, la terra e l’aria, non è mai la stessa.
Ma i cambiamenti non sono sempre impercettibili. Ci sono quelli epocali, quelli a cui ci riferiremo con un prima o un dopo, durante i quali il nostro strato più esterno, una volta duro come la roccia, inzia a sgretolarsi come fosse sabbia, si stacca completamente da noi e ci trasformiamo in qualcosa di nuovo. Spesso, questi cambiamenti si palesano con una violenza spropositata, la quale impedisce ogni tentativo di ritorno alla normalità. Nel progetto Aletheia, Fabiana Fogagnolo indaga questa tematica scottante, proponendo una serie di dittici che invitano a riflettere su che cosa accada nel momento in cui diventiamo finalmente ciò che siamo. Atletheia è il racconto dei momenti più meravigliosi e più dolorosi di questo percorso interiore, spinto dalla necessità di accettare, in una nuova ottica, se stessi e il rapporto con l’altro.
Il primo dittico colpisce subito per l’eleganza con cui l’artista instaura elementi di analogia e contrapposizione tra la purezza dell’occhio umano, specchio dell’anima, e l’inaccessibilità del groviglio di rami colpito da un raggio di sole. 


Seguono una serie di dittici in cui compare spesso la figura umana accompagnata da un elemento naturale, come se i due fossero soggetti ad un’attrazione reciproca, indissolubile.
Ognuna di queste contrapposizioni sembra essere pervasa da uno spettro di inquietudine, a volte dettato dall’anonimità dei soggetti rappresentati, altre dall’atmosfera cupa e fredda alla quale l’autrice si riferisce come bellezza e turbamento, uno specchio rotto da cui l’immagine ritorna distrutta, rifratta, sconvolta, diversa, a pezzi, è “il mai più come prima” di cui si ha profondo timore. 
Guardando queste immagini, Fabiana ci immerge in una realtà parallela alla sua, ma anche alle nostre vite, riuscendo perfettamente nel suo intento. Infatti, come ci spiega lei stessa, anche se l’origine del progetto è strettamente personale, il proposito è che chiunque lo guardi possa percepire gli squarci dai quali è riuscito a fare passare luce.

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