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Matilde Lazzari: Intime Visioni

“Ogni giorno, ogni mattina, noi compiamo la nostra spasmodica corsa contro il tempo, sperando che prima o poi una giornata si tramuti in 48 ore,” spiega Matilde Lazzari riguardo il suo progetto Intime Visioni. Secondo Lazzari, “viviamo in un mondo governato dal caos e dalla velocità e spesso ci ritroviamo bloccati perché non riusciamo a stare al passo”. Abbiamo trascorso l’ultimo anno in una chiusura forzata, alle prese con la nostra identità, ma senza poterla mostrare agli altri. Lazzari con il suo progetto si muove in direzione opposta, entrando nelle stanze dal letto dei suoi soggetti e indagando le identità di chi le abita: “all’interno di queste quattro mura ritroviamo noi stessi e prendiamo le distanze dall’altro mondo che, in fin dei conti, non ci appartiene”. C’è, tra soggetto e fotografa, un’inevitabile e incolmabile distanza: la stessa che c’è tra qualsiasi due esseri umani che cerchino di comunicare. Lazzari scatta nelle camere e nella sfera dell’intimità dei suoi soggetti – e questi non la guardano mai. La fotografa sta come dietro (o dentro) a un vetro, invisibile. Si crea in questo modo uno sguardo privilegiato sulle storie intime che vediamo nelle fotografie. Eppure non si tratta di scatti esplicativi: non sappiamo nulla più di prima di queste persone. Sconosciuti, restano tali.

 Allo stesso modo entra, come un simbolo, il mondo in cui ci muoviamo, che ci permea e forma la nostra identità, che in ultima analisi non ci appartiene. La stanza da letto in questo contesto diventa tana. L’identità esplode, si spiaccica sulle pareti, ma senza andare al di là. Fotografare un soggetto nel suo spazio dà un’idea più vicina a quello che la persona è: entra in gioco un tipo di comunicazione che va oltre la semplice immagine che il soggetto proietta di sé. La macchina fotografica cattura tutti i pezzetti della sua persona che stanno sparsi negli oggetti, sui poster, sulle scrivanie, tra le lenzuola. Nella nostra stanza, “ci sentiamo finalmente al sicuro, liberi di poterci esprimere, di poter essere noi stessi senza nasconderci; siamo soli con noi stessi”. Lasciare che qualcuno ci fotografi in questo spazio ne modifica necessariamente gli equilibri.

Fuori il mondo corre, e la camera si fa barricata contro una velocità che non possiamo sempre riuscire a sostenere. L’operazione fatta da Lazzari tuttavia supera la barricata. Nelle espressioni dei suoi soggetti si legge un tranquillo isolamento. Un pacifico momento dedicato a sé in uno spazio che da sé e per sé si è costruito. Qual è il confine tra la necessità di solitudine e l’individualismo che generalmente governa la società? O meglio, come possiamo creare un ponte tra il bisogno di respiro mentale e la riscoperta di un senso concreto della collettività? Forse una risposta si trova proprio nelle fotografie Intime Visioni. Possiamo, senza rinunciare alla pace necessaria della nostra solitudine, collegarci con un altro individuo, creare una reale connessione. Anche senza guardare, anche mettendo un vetro nel mezzo, possiamo forse lasciare che qualcuno possa spiare i luoghi che ci creiamo dentro e quelli che proiettiamo fuori di noi, vedere le nostre intime visioni.

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