Categorie
interviste

Elisabetta Gatti: Teatro della crudeltà

Abbiamo disimparato a toccarci, e per toccarci serve sentirsi vivi; e per sentirsi vivi serve ricordare e riassaporare le nostre pulsioni vitali, fino a quasi sprofondare nel nostro destino animale, che ci appartiene per natura. Tale bisogno viscerale emerge con tutta la sua prepotenza nel periodo umano che attualmente stiamo vivendo; una sorta di paesaggio “saramaghiano” in cui l’uomo, inteso come essere vivente, si è dimenticato di sé stesso e si deve riscoprire animale, per l’appunto, non badando a ciò che le sue azioni implicano per l’altrui.

Chi è fortunato riesce ancora a seguire un percorso scolastico e lavorativo con dei nuovi, o meglio, (ri)scoperti metodi di comunicazione. Ciò che accade alla nostra immagine, intesa come quella percepita dai nostri stessi sensi, si riduce a qualche pixel riprodotto da un occhio artificiale, che ci fa apparire come figure informi in un’eterna trasmissione di dati strettamente collegata al nostro status sociale. Ed ecco che in questo preciso istante emerge quel sentimento primitivo di vita. Il progetto di Elisabetta Gatti, “Teatro della Crudeltà” – che riprende i concetti del “teatro della crudeltà” di Antonin Artaud, in cui la fisicità è il soggetto della messa in scena – si inserisce in questo contesto di bisogno.

Come nello stesso “Cecità” di José Saramago, una volta perso il principale mezzo di vitalità come lo è l’immagine, la rappresentazione, anche Gatti si rifugia nella figurazione del dolore. L’auto-lesionismo ha una profonda radice nel concetto di “essere vivo”; un “essere vivo” riportato alla luce dal dolore autoinflitto, e talvolta, collateralmente, inflitto al prossimo. Un pensiero forse cinico, che ci rende però partecipi di noi stessi col “desiderio di prendere nuovamente consapevolezza del nostro corpo nella sua materialità”.

Le foto di Elisabetta non hanno una pretesa estetica in senso stretto, non hanno necessità di descrivere il bello, l’armonico, il pregiato; no, al contrario hanno una materialità sconcertante, che può far tremare visceralmente l’animo dell’osservatore. Con semplicità esaltano il loro contenuto, rendendolo evidente anche a chi forse vuole nascondere dietro infinite coperte la sua “bestialità”.

Occhiaie, escoriazioni cutanee, l’anarmonicità del corpo messe in primo piano fanno “emergere l’autenticità dell’uomo, le sue angosce e i suoi tormenti interiori. Posto di fronte alla violenza delle energie vitali, il pubblico si trova a vivere un’esperienza molto intensa, che coinvolge lo spirito, i sensi e la carne.” Si manifesta così la rappresentazione più vera di noi stessi.

Al contempo è propria di ciascuno scatto l’assolutezza del concetto di dolore e la contemporaneità dello stesso. Quelle occhiaie così poco nascoste sono effetto dell’uso-abuso della tecnologia, dei social, di quel mondo fatato che ci ostiniamo a guardare, come un rifugio. Quelle escoriazioni sono effetto della dermatillomania, un disturbo psicologico, auto-lesionista, nel voler infierire sulle piccole debolezze della nostra pelle anche, talvolta, producendole noi stessi con immenso sadismo. Quel corpo ritenuto sgraziato è effetto dell’immagine di bellezza che emerge nella concezione odierna di “bello”, ovvero quello della rappresentabilità ad ogni costo.

“Nella società e sui social media mi trovo spesso di fronte all’ostentazione dell’eccesso, all’indifferenza o persino alla repulsione nei confronti di ciò che appartiene all’ordinario e al familiare. Osservare la realtà con uno sguardo nuovo, oltre i canoni estetici imperanti, mi ha permesso di vedere ciò che io chiamo ‘l’arte del quotidiano’”.

Qui, parola “quotidiano” assume una sfumatura inquietante e Gatti ce lo ricorda ostinatamente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...