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Giusi Bonomo: Erbario

Che cosa si prova ad avere gli occhi di un bruco?

La fotografia è uno strumento singolare per la sua capacità di mostrarci la realtà attraverso dimensioni a noi ignote. L’obiettivo che si pone di fronte la fotocamera non fa che amplificare l’estensione del campo visivo di cui tutti siamo dotati. In particolare, la macrofotografia ci da una visione del mondo del tutto impensabile, poiché il potere risolutivo dell’occhio umano, ovvero la distanza minima al di sotto della quale non siamo più in grado di vedere due punti come distinti tra loro è di circa 0,1 millimetri.

Questa nostra limitatezza ci impone una visione che noi definiamo oggettiva e che riconosciamo come giusta. Ma basta poco per accorgersi che un cambio di prospettiva è tutto ciò che basta per far tremare l’orizzonte delle nostre convinzioni.

Di nuovo, è grazie alla fotografia che scopriamo non solo la relatività a cui soggiace l’universo, ma anche, e soprattutto, la nostra condizione d’ uomo.

Insomma, è come se la fotografia ci donasse un nuovo paio di occhi. Ed è quello che si verifica quando l’osservatore non sei più tu, uomo, bensì un bruco. Qual è il suo punto di vista? Che cosa vede? Di cosa si nutre? Dove dorme? Sono tutte domande che l’artista modicana Giusi Bonomo tenta di rispondere con la sua serie di fotografie intitolata Erbario.

Grazie alla sua immaginazione, Bonomo si è immedesimata in questa piccola creatura: “E’ stato emozionante assumere il punto di vista di un animale, nel mio caso quello di un bruco, avventurarsi nel bosco ammirando le diversità di specie: arbusti e tronchi piegati pronti a ripartire, piante morbide e voluminose, funghi, cortecce sradicate, le ragnatele con le uova di insetti, tutto sistemato lì come in un palcoscenico.”

Gli scatti rappresentano così un vero e proprio salto dal trampolino della consapevolezza umana: tutto a un tratto ci tuffiamo in un ambiente avulso dai nostri sensi, un ambiente estraneo ma di cui facciamo irrimediabilmente e inconsapevolmente parte.

Inoltre, come l’artista ci fa notare, la serie è in realtà un’esperienza multisensoriale. Non si limiterebbe a mostrarci la realtà attraverso gli occhi di un bruco, ma anche ciò che l’insetto è in grado di sentire, di palpare. “Toccare, accarezzare e sentire la consistenza di una foglia, bagnarsi le mani di quella sostanza lattiginosa di alcuni vegetali che mostra, a differenza del mondo umano, una forza superiore nell’esistere sempre, nell’alimentarsi anche della morte. Trovo che sia un lirismo perfetto.”

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