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Greta Pettinari: un’incertezza totale

“Ogni artista, non solo un fotografo, dà attraverso l’arte la sua opinione sul mondo” spiega Greta Pettinari a Origine, raccontandoci il suo modo di intendere la fotografia. “Ci capita a volte,” continua, “di condividere con lui (o lei) la stessa opinione. A questo punto qualcosa della sua arte ci rimane appiccicato addosso.” Per quanto riguarda Greta e la sua pratica personale, le maggiori influenze derivano da “quegli artisti che parlano delle negatività della vita con una ironia tale da farcele accettare con leggerezza”. “La leggerezza” sottolinea, “è proprio quello che più mi rispecchia, è il mio modo di affrontare qualsiasi cosa.”

Da Se Fossimo Materiale Non Degradabile

Greta ha 25 anni e ha studiato alla LABA di Firenze. La sua passione per la fotografia la spinge a guardarsi attorno cercando di farsi influenzare il più possibile da tutto ciò che la circonda, per poi raccontare le storie formatesi in questo processo attraverso le immagini che scatta. Il suo obiettivo è quello di spingere, con la sua pratica, chi guarda le sue foto a porsi delle domande sul mondo. Tra i fotografi che più le sono d’ispirazione figurano Amalia Ulman con il suo Piccione, “che rappresenta ognuno di noi”, Martin Parr e i suoi autoritratti, che portano sulla scena autoironia e riflessione, e Cindy Sherman, “che si mette in gioco postando su Instagram foto super ritoccate, per attirare appunto l’attenzione sulla massa di foto che scrolliamo ogni giorno.”

L’essenziale quindi è mettersi in gioco e far pensare, sempre con ironia e leggerezza. Ma le sue influenze non arrivano solo dal mondo della fotografia. Anche il cinema, per esempio, ha avuto un ruolo molto importante nella costruzione del suo immaginario. Tra i registi di riferimento ci sono Godard, Antonioni, Bertolucci, Cronenberg.

Da Se Fossimo Materiale Non Degradabile, realizzato in collaborazione con Giorgia Ortalli

I progetti di Greta nascono dal “bisogno di esprimere un’opinione”: “Inizialmente sembra sempre un grande salto nel vuoto, l’unica certezza è che se la mia opinione è ben definita, in qualche modo si concretizza.”

Per quanto riguarda il processo creativo, per Greta “non c’è una regola,” quello che succede è più complicato e insieme più spontaneo: “io nella testa ho una sensazione riguardo a qualcosa” spiega, “e ciò che devo fare è trovare una soluzione visiva che la ricalchi esattamente. A volte questa sensazione la ritrovo direttamente nella realtà (una luce particolare, una persona, una situazione) a volte no, la devo costruire.” Cosa prova mentre scatta? “un’incertezza totale”. Perché è possibile che, riguardando le immagini, si renda conto di essere lontanissima dal risultato che desiderava, oppure viceversa le capita a volte di raggiungere il suo scopo subito, al primo tentativo.

Lo stile visivo di Greta ha qualcosa di evanescente, quasi surreale. E surreale è, spesso, l’uso del colore nei suoi scatti. Anche questa caratteristica, come ogni altra nei suoi lavori, è frutto di una riflessione e di una scelta precisa: “il cervello inizia a farsi delle domande solo quando vede che qualcosa è diverso da come è di solito. Il cervello, o l’occhio, non fa caso a ciò che è uguale di giorno in giorno, ma si sofferma sui cambiamenti e solo a quel punto si interroga.”

Da Se Fossimo Materiale Non Degradabile, realizzato in collaborazione con Giorgia Ortalli

Per spingere l’osservatore a interrogarsi sul reale è quindi necessario realizzarne una rappresentazione visiva che se ne distacchi, mettendo in luce contraddizioni e anomalie: “le [mie] immagini sono rappresentazioni lontane della realtà e credo che si identifichino esattamente con il mio costante bisogno di mettere in dubbio qualsiasi cosa, anche la più ovvia.”

Molte delle idee dietro i suoi progetti fotografici nascono dall’osservazione del mondo in cui l’uomo sfrutta le nuove tecnologie per esprimersi, e di come queste interagiscano a loro volta con lui. Da qui, il forte interesse per il mondo del social network, che sono, secondo Greta, “ciò che più di tutto ci parla dell’uomo contemporaneo.”

Ricorrono, in tutta l’opera di Greta, l’ironia e la riflessione sul ‘reale’ che ci circonda. Se Fossimo Materiale Non Degradabile, per esempio, tratta del tema del doppio e spinge a interrogarsi sull’ambiguità delle apparenze, attraverso l’interazione del reale e della carta stampata. La carta stampata, nella sua dimensione di simulacro della realtà, è accostata a quello che percepiamo come il vero ‘reale’, si attiva in questo modo nello spettatore un meccanismo di ricerca della concretezza del mondo esistente. Cosa è davvero l’insieme di impressioni e rappresentazioni a cui ci riferiamo come ‘realtà’?

Da Se Fossimo Materiale Non Degradabile

Non sempre però la fotografia è mezzo di espressione sufficiente: “la realtà nasconde mille significati dietro alla superficie dell’apparenza a cui siamo abituati e avvezzi ogni giorno, ricombinare questi elementi anche in modo materico a volte è l’unica soluzione che trovo per andare oltre.”

Proprio in questo modo si sviluppa il suo ultimo progetto, Il Catalogo delle Identità, ancora in corso. Si tratta di una serie di ritratti di archetipi di persone. A partire dai visi dei suoi soggetti ha poi creato delle maschere, realizzate prima con una scansione e poi una stampa 3D. Questa volta, Greta vuole riflettere – e far riflettere – sul tema dell’identità nella contemporaneità.

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