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Mustafah Abdulaziz: la verità dell’acqua

“Cercavo qualcosa che penetrasse nelle nostre coscienze, qualcosa che impregnasse le nostre vite e qualcosa che mi aiutasse a completare me stesso. Potevo parlare di tutto questo guardando un solo elemento: l’acqua”.

Nasce nel 1986 a New York, United States. La passione per la fotografia scaturisce da un’epifania. “Mi ha semplicemente preso all’amo. Mi stavo chiedendo: ‘Posso andare in quella direzione? ‘. No, ci stavo già semplicemente andando. Passai un’intera estate in una libreria a leggere tantissimi libri di fotografia prendendo appunti”. “Era come se improvvisamente avessi visto un laser puntare in quella direzione”. La sua prima opportunità lavorativa è stata col Wall Street Journal. “Volevo imparare tutto quello che si poteva sul fotogiornalismo. Ed una volta fatto, mi sentii molto limitato. Avevo bisogno di un mio nuovo centro, di una mia ricerca personale”. I suoi lavori vengono subito apprezzati. Tanto da vincere, nel 2019, il “Leica Oskar Barnack Award”.


Ganges River. Garhmukteshwar, India, 2013

Concentrarsi su un solo elemento per raccontare e raccontarsi. Il suo progetto “Water” si evolve inesorabilmente nel tempo. Dapprima, studiando nel dettaglio il rapporto uomo-acqua, e poi ingrandendo la prospettiva coinvolgendo sfere emotive diverse.

“‘Water’ è un progetto fotografico a lungo termine su come gli esseri umani interagiscono con il mondo naturale e cosa questo significhi per la nostra civiltà e il nostro futuro. In questo senso, è il mio primo tentativo di tale grandezza”.

L’uomo è inevitabilmente immerso nell’acqua, qualunque sia il suo utilizzo o la sua derivazione. Centrare l’acqua come elemento narrativo porta immediatamente a pensare in termini di cambiamento climatico. Tematica a cui oggi siamo particolarmente sensibili.


Classic Club Golf Course. Palm Desert, California, USA, 2015

Nel bel mezzo del deserto californiano si estende una lingua verde. È un campo da golf, dove l’acqua, elemento praticamente assente nella natura circostante, viene portata quasi a forza, creando un evidente contrasto. Ora che stiamo distruggendo il pianeta e l’acqua sta divenendo una risorsa sempre più difficile da gestire, un’immagine come questa ha un forte impatto sulle nostre coscienze.

“Voglio sempre mettermi alla prova. Pensare ad una sempre nuova concezione dell’acqua nel mondo è una sfida per me.”


Sunday service, St. John Apostolic Church of the Whole World. Cape Town, South Africa, 2018.

“Mi sono imbattuto in questa scena inusuale per me, ma che mi ha fortemente colpito. Pensare che con un rito un uomo possa voler smettere di fumare e bere ha qualcosa di magico. L’acqua sugella questo momento”.

L’acqua non più come strumento di comunicazione ambientale, ma come simbolo di purificazione. In molte società, anzi in quasi tutte, l’acqua simboleggia una forma di purezza, di redenzione. L’acqua è capace di ristabilire un equilibrio interiore.

“La tua mente è come quest’acqua, amico mio: quando viene agitata diventa difficile vedere, ma se le permetti di calmarsi la risposta ti appare chiara”.  Kong Fu Panda – Maestro Shifu

I suoi scatti sono semplici. Cerca di fatto la naturalezza dell’azione. Il suo modo di approcciare ad uno scatto però non è così immediato.

“Per poter fotografare studio molto attentamente il paese o il luogo in cui andrò, così da poter vivere appieno il contesto. Anche se poi mi lascio trascinare dagli eventi”.

Rimane però un bisogno di semplicità, anche nei mezzi che utilizza per comunicare.

“Sono incredibilmente diffidente nei confronti della complessità inutile e cerco di limitare gli strumenti che uso per trovare metodi creativi e che ritengo onesti, per osservare un argomento che abbraccia ogni aspetto dell’esperienza umana”.

Scattare una foto non è così concettualmente semplice. Il mezzo può avere un’incredibile potenza comunicativa, e questo è un aspetto da tenere in considerazione.

“Qual è la distanza da un soggetto che sento a mio agio per me e per loro, e perché? Quando la mia fotografia descrive ciò che è essenzialmente necessario e quando fallisce? Le fotografie hanno intrinsecamente il potenziale per una grande bellezza, e anche questo è qualcosa a cui sto attento. Deve essere bilanciato con qualcos’altro, qualcosa di significativo in termini di concetto e presenza”.


Mustafah Abdulaziz

Dove si ferma la sua ricerca in questo momento?

L’aver viaggiato molto ed aver visto in quale rapporto si pone l’uomo nei confronti dell’acqua, quindi del mondo stesso, ha ampliato immensamente la sua visione di sé stesso e di ciò che osserva. Vedere lo sviluppo teorico dietro le sue immagini ce ne fa capire la potenza e l’intensità.

L’enorme domanda che inconsciamente sembra porre a sé stesso è: “Che cosa sono io? Che cosa siamo noi?”

Nei suoi primi scatti era lui a dover raccontare qualcosa con la sua prospettiva personale, ora è il mondo che si racconta attraverso il suo obiettivo, la sua pellicola. Siamo parte di qualcosa di ancora più grande, di qualcosa che va oltre le nostre forze. Per quanto possiamo interagire con l’acqua, questa avrà il completo controllo su di noi, ed il fotografo si limita a raccogliere questa energia essendo egli stesso parte del mondo. Non più una visuale esterna, onnisciente, ma facente invece parte della scena che cattura.

Lo scattare su pellicola dà ancora più importanza ad ogni immagine. Si hanno limitate possibilità di dare voce al racconto nella maniera più esemplificativa possibile.


Water point. Kroo Bay, Freetown, Sierra Leone, 2012

La figura del fotografo è necessaria al racconto, ed è necessaria per l’umanità. Si ricentra finalmente una figura che nel tempo si sta appiattendo sempre più, ridandole lo spessore toltole dalla mercificazione della fotografia.

“Ho scelto di fare questo lavoro non solo perché mi dà grandi soddisfazioni, ma perché è necessario. La nostra relazione con il pianeta potrebbe essere solo la storia più importante dei nostri tempi” Mustafah Abdelaziz

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