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Simone D’Angelo: Night Never Ends in Me

Le fotografie di Simone d’Angelo ripercorrono il caso irrisolto del Mostro di Firenze. Quest’ultimo è il soprannome che fu coniato dalla coscienza pubblica e mediatica italiana per definire un serial-killer attivo tra il 1968 e il 1985 nella provincia fiorentina. A 50 anni dal primo omicidio, nonostante le teorie, le ipotesi e le sentenze formulate allo scopo di individuare un colpevole, la verità rimane oscura.

Ciò che fu riconosciuto senza ombra di dubbio fu un profilo comportamentale fisso: dotato di una Beretta calibro 22, il Mostro di Firenze uccideva unicamente coppie appartate di notte nelle campagne delle province di Firenze. Tra il 1968 e il 1985 un totale di 14 vittime (16 sospettate) furono accertate ed attribuite al modus operandi dell’anonimo serial killer.

Le fotografie di d’Angelo vogliono documentare e ricordare il buio di cui si nutrivano e tuttora nutrono queste vicende. Come egli stesso spiega: “E anche quando nell’oscurità, simbolica della condizione umana, la paura è tanta, c’è sempre un ardore che tenta di sconfiggerla. Un impeto che non sempre è puro e semplice, ma deriva dalla frustrazione e dall’incomprensione che abitano l’animo umano”.

La semiotica che emerge dall’analisi di Night Never Ends in Me allude alla paradossale concomitanza di presenza e assenza dell’oggetto rappresentato.

L’ abilità nell’uso della fotografia da parte di d’Angelo sta, per l’appunto, nell’evocare una presenza tramite la sua assenza: il corpo della Beretta calibro 22 è in realtà una semplice sagoma, il fantasma di un’arma che non fu mai ritrovata.

Sembra essere questa la narrativa che accompagna lo sviluppo di questa serie, che, tramite l’utilizzo di una luce prettamente artificiale – a volte richiamante il flash adoperato sulla scena del delitto – tenta di illuminare e dare spazio alla nostra intrinseca paura per l’ignoto.

L’immagine sovrastante è un altro esempio che dimostra la tecnica utilizzata dall’artista. Qui, la fotografia, conosciuta per la sua impeccabile precisione nel riprodurre la realtà, non fa altro che instaurare un dubbio, un sentore, un’incontenibile voglia di smascherare la verità. L’ identità dell’omicida seriale rimane un semplice ma lacerante mistero che ci da le spalle e si allontana da chi prova a comprenderlo.

Le fotografie tratte da due illustrazioni di Adamo ed Eva focalizzano l’attenzione di chi le guarda nell’area pubica, coperta dalla foglia di fico. Ancora una volta, d’Angelo ci rivela la sua abilità nell’alludere a qualcosa senza effettivamente rivelarlo. Escludendo il viso dei personaggi biblici e, perciò, rendendoli anonimi, l’artista identifica automaticamente tutte quelle coppie che furono tristemente vittime del Mostro di Firenze.

Di seguito mostriamo la serie completa, il cui titolo trae spunto da un biglietto anonimo recapitato a una testata giornalistica toscana.

“Non odio nessuno, ma ho bisogno di farlo se voglio vivere. Sangue e lacrime scorreranno tra poco… In me la notte non finisce mai, ho pianto per loro”

In quelle poche righe è racchiusa tutta la contraddittorietà dell’esistenza, un dualismo che fa parte di ognuno di noi.

Simone D’Angelo

Raggiungi l’artista:

www.simondangelo.it

Instagram: @simonedangelo

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