Categorie
opinioni

Evgenia Arbugaeva e le favole del nord

“Ho iniziato a comunicare con la fotografia non scattata: ‘Avanti, vieni fuori!”

Sembra l’inizio di una favola. Immaginatevi di essere seduti su un ammasso di pelli, vicino ad un fuoco avvolgente, nella tundra russa, e che un folletto vi stia raccontando una strana storia di gnomi e orsi. Questa è la fotografia di Evgenia Arbugaeva. 

Evgenia nasce nel 1985 nel profondo nord della Russia, in Siberia, nella cittadina di Tiksi, un piccolo paesino nato per necessità militari dell’allora Unione Sovietica, divenendo l’insediamento più a nord del mondo. Alla caduta dell’Unione Sovietica, si trasferisce con la sua famiglia nella cittadina di Yakutsk, l’angolo abitato più freddo al mondo. Successivamente si sposta a Mosca per studiare management, ma dopo poco decide di trasferirsi a New York per proseguire i suoi studi in fotografia presso l’ICP – International Centre of Photography. Vince numerosi premi per i suoi lavori e nel 2018 diviene fotografa ufficiale per National Geographic. È autrice della copertina “Person of the Year” per il Times, che ritrae la paladina verde Greta Thunberg. 

Tikisi, Evgenia Arbugaeva

National Geographic le ha assegnato il compito, riconoscendo le sue origini siberiane, di raccontare attraverso le sue immagini i cambiamenti climatici e sociali del nord della Russia. Questo il motivo che l’ha spinta a recarsi nella sua città natale Tiksi, ad oggi una ghost town, “ritornando per un attimo bambina e rivivendo le mie radici”. 

“Non volevo per forza fotografare, volevo solamente tornare in quei posti per rivivere la mia infanzia”

Osservando le immagini scattate dalla Arbugaeva, sempre estremamente personali e introspettive, viene effettivamente da parlare di fotografia emozionale. Tutte le sue fotografie scaturiscono una qualche scintilla nell’animo di ognuno di noi, quasi si potesse vedere dipinto in esse quello stretto legame fatto di ricordi, attualità, attaccamento a quella terra ed alle persone ritratte. 

Per apprezzare davvero i suoi lavori e coglierne il senso è essenziale osservarli nel loro complesso. Evgenia ci racconta una storia, sia nell’estetica degli scatti sia in tutto quello che li precede. 

È interessante osservare per esempio queste due immagini. Raccontano la storia dell’uomo ritratto, un “Weather Man”, che vive da solo, isolato dal mondo, nella piena tundra russa. È il guardiano di una stazione metereologica. La sua vita ruota attorno agli strumenti, alle abitudini, alla complessa atmosfera che regna nel suo mondo. Tutto ciò che lo circonda è racchiuso in una bolla, quasi impossibile da far scoppiare. 

Evgenia è narratrice di una realtà esterna, lontana; ed è proprio per questo che la sua pratica può risultare surreale. La luce, sia essa fievole o vivace, rende qualsiasi soggetto statico nella sua realtà, dipinto sulla tela fotografica. Allo stesso tempo si percepisce un senso totale di concretezza: quelle persone vivono esattamente in quei luoghi. 

Tratteggia finemente i contorni della sua favola, che sono quelli delle favole russe. Atmosfere cupe, fredde, estreme, incredibilmente rigide in cui eroi senza tempo vivono e compiono azioni impensabili, almeno per una società come la nostra. Si manifesta così pienamente l’intenso amore che Evgenia bambina prova ancora per la sua terra. 

“Non scatto molte foto e spesso non porto nemmeno la macchina fotografica con me. Quando vedo un posto o una situazione che mi piace, ci torno tante volte, in stagioni e momenti diversi. E quando sento che può nascere una foto emozionante, allora scatto. Quando ci riesco è pura emozione”. 

“Un pane, dei fichi, un po’ d’acqua. Costui ‘filosofeggia’ una nuova filosofia: insegna la fame e trova dei discepoli” Diogene Laerzio 

Soprattutto nel mondo antico, in particolare in quello greco, capostipite della filosofia, si soleva associare il filosofeggiare ad un modo di vivere. Oggi, in un tempo di frenesia e consumismo, forse per contrasto, sta riprendendo piede questa associazione. Ad esempio, i minimalisti sono dei “filosofi” nel loro modo di vivere la vita, ed applicano il loro pensiero a qualsiasi sfaccettatura della loro esistenza.

In una certa misura è quello che prova a fare Evgenia. Nelle sue stesse parole:

“Prima di uno scatto o di un progetto ho bisogno di vivere gli spazi in un cui lavorerò e le persone con cui avrò a che fare”.

Molti fotografi, anche tra i più famosi, prendono la fotografia come un momento di stacco dalla vita privata. Taluni lo vedono solo come lavoro. Ciò che contraddistingue Evgenia è questo approccio filosofico alla fotografia. E questa ricerca di vitalità e vissuto si leggono perfettamente nelle sue foto. Prendiamo ad esempio quest’immagine.

Tikisi, Evgenia Arbugaeva

Si nota un senso di intimità incredibile, di reciproca conoscenza tra il fotografo ed il soggetto. 
Come si è creato questo legame? È la stessa Arbugaeva a raccontarcelo.

“Dopo aver fatto qualche scatto a Tiksi, sono tornata a New York. Guardando gli scatti che avevo raccolto mi sono accorta che non ce n’era nemmeno uno che mi desse qualche emozione. Avevo però raccolto una situazione in cui raffiguravo questa ragazza. Allora ho preso un aereo e sono tornata lì, a casa di quella persona. Prima di scattare altre foto ho passato qualche giorno con lei e la sua famiglia nella sua casa. Da lì sono riuscita a capire cosa volevo, e sono finalmente stata capace di tirare fuori quelle emozioni cercate”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...